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lunedì 28 luglio 2008
Vento in poppa
Dal quattordici al ventun luglio: una settimana.
Dalle quattordici e trenta alle diciassette: un pomeriggio.
Atrio scintillante, ascensori trasparenti, facchini facce nere e guanti bianchi, dipinti e statue, ottoni brillanti. Quattro ristoranti, casinò, gioielleria, centro benessere, palestra, galleria d'arte, sale da ballo e sala giochi. Crociera Costa: il lusso in mezzo al mare.
Albero, boma, fiocco, randa, deriva, timone e giubbotti di salvataggio sdruciti. Laser 2: pochi metri per mettere culo e corde. Scotte, pardon.
Eliche e motori, cinque camini e stabilità perfetta. Le pastiglie per il mal di mare rimangono in valigia. Sei centimetri di tacco sopra il marmo della scalinata, sotto duemila metri d'acqua. Costa Fortuna: il mare si vede dal tredicesimo ponte.
Vento di temporale, vento che ti rapisce. Onde dispettose, impertinenti spruzzi d'acqua sulla fronte, scafo troppo inclinato, la barca pesca, piedi bagnati. Barca a vela: sposta il peso che cadiamo giù.
Eleazar Delos Santos si inchina e mi porge il menu, La cena di gala è servita.
La Patti controlla, inforca il binocolo, si raccomanda. Sta'attenta a non beccarti il boma in testa.
Venezia, Bari, Katakolon, Santorini, Mykonos, Rodi, Dubrovnik: paesi stranieri dal sapore antico.
Il Cus, la Ca' Rossa, la Velica; poche pretese e paesaggi stupendi.
Aria condizionata e raffreddore. Se non usi l'Acqua di Sirmione, tanto male non stai, arriccio la fronte, rispondo male e me ne vado.
Centro del lago, sguardo attento, sono pronta a virare. Hai paura? Sorrido: a volte scambiamo il fumo per l'arrosto. Ci dimentichiamo che una buona compagnia e un po' di fatica possono rendere hotel ciò che pare baracca e trasformare un lago nel più masestoso dei mari.
Pubblicato alle 1:18
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lunedì 7 luglio 2008
Messa rock
Luglio a Bologna. Mancano tre giorni all'esame, due gradi allo sfinimento e una settimana al mio compleanno. Uomo a una dimensione. Filosofia politica e Marcuse. Studio e sudo; studio e mi annoio. Diciotto e trenta, pagina 128: decido di andare a messa. Confido nella frescura della chiesa.
Gonna leggera e passo veloce. Parrocchia di San Giuliano. Prima lettura, pochi posti liberi, tante vecchine muovono l'afa moderna con ventagli d'altri tempi. Capelli bianchi, occhi azzurri, vestito arcobaleno: si sposta per farmi sedere. In piedi. Dal Vangelo secondo Matteo e inizia la festa. Il parroco legge, si sentono solo i Doors. Concerto dell'ASIM a Porta Santo Stefano per raccogliere fondi. Hey Joe e la sua band fondata nel 1967: magliette metallizzate e barbe imbiancate. Mo'va ben ch'l'è la sclerosi multipla, ma la civiltà l'è la civiltà. 'Sto remitur giorno e notte, diavolo! Imprecazione pungente, imprecazione cristiana. Il don si aggiusta i paramenti, le pie attonite riaprono i ventagli, la lettura può riprendere.
Parola del Signore e un gemito acuto dall'ultimo banco. Ha i capelli neroblu e circa sessant'anni la signora dalla faccia sfigurata e l'indice puntato sull'altare maggiore. Penso a un colpo di calore, a un malore. Mi ricredo: la paffuta moglie del secondo banco salta sull'inginocchiatoio e si aggrappa allo schienale. Scricchiolio sospetto del legno e squittio flebile dall'altare. Cari fedeli, l'è sol en pàndg! Dopotutto anche i topi sono creature di Dio. Perpetua e scopa, sagrestano e cestino delle offerte: caccia aperta e predica urlata. Knockin' on Heaven's door, predica poco udita.
Ratto veloce, scompiglio diffuso, donne guardinghe e attenzione labile. Comunione e Vita spericolata. Benedizione e applausi: canzone terminata, roditore scomparso e messa finita. Esco dalla chiesa. Chiesa moderna nell'architettura, chiesa che non ha saputo donarmi sollievo dall'umidità soffocante, chiesa che però mi ha saputo distrarre dalla noia dello studio.
Pubblicato alle 12:33
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martedì 1 luglio 2008
World Wide Waste
Laurea triennale: Comunicazioni di massa, un esame insulso. McLuhan e il Villaggio Globale, autori eccentrici e teorie posticce. Niente arrosto, tutto fumo che però non riesco a dimenticare.
Accade così che cinque anni dopo, durante il riposo marino di un fine settimana della sessione più calda dell'anno, mi trovo a esperire la teoria. Lido di Jesolo a fine giugno: studiare è un'impresa. Appartamento soffocante, spiaggia rovente e rumorosa, mare troppo bagnato per il computer. Il pontile: unico rifugio, la mia salvezza. Mi siedo, portatile sulle ginocchia. Studio e, on line, mi iscrivo all'esame. Il progresso tra le onde; sono l'ultimo lembo di tecnologia prima del mare. Gli sviluppi in ambito informatico permettono nuovi approcci e inedite comunicazioni al di là delle consuete dimensioni dello spazio e del tempo. Vero, tra sole e paguri mi sento a Bologna.
La sera, sapore di citronella, caccia alle zanzare e nulla da fare. Siamo pochi per giocare a Scala quaranta. Spider e Campo minato. A seguire film nella brezza salmastra e il brontolio della risacca. Sabrina e mi sento a Parigi. La nuova dimensione della comunicazione comprime lo spazio e accelera lo scorrere del tempo. Presente e passato, qui e lì si fondono. Mi addormento tardi, dopo aver mandato sms a Trento e Verona, e comincio a pensare che quella del Villaggio Globale forse non era solo una banalità .
La mattina seguente mi bastano però poche ore nella stazione di Mestre e settanta minuti di ritardo del regionale per Bologna per riacquistare lo scetticismo del pendolare. Il mondo è interconnesso, le città diventano i nodi della nuova rete spaziale. Non ci credo più: Trenitalia e le sue mancate coincidenze attese al sole smentiscono ogni ottimistica sociologia.
Accade così, vivendo la teoria e guardando l'orologio beffardo che domina la mia giornata dal muro della stazione, che capisco che tra il dire e il fare c'è di mezzo il mare. Che tra il mare e l'università c'è un viaggio in treno, che lo spazio non è appiattito, che il tempo non è compresso: è solo sprecato.
Pubblicato alle 11:38
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